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Nuovo capitolo nella complessa vicenda della famiglia anglo-australiana coinvolta nel caso di Palmoli. Al centro della polemica, questa volta, c’è la presunta esposizione mediatica dei minori da parte dei genitori, accusati di voler trasformare la loro storia in un prodotto editoriale e commerciale.

Secondo la tutrice Maria Luisa Palladino, la decisione della madre Catherine Birmingham e del marito Nathan Trevallion di pubblicare un libro e di valutare la realizzazione di un film rappresenterebbe una scelta grave e incompatibile con la tutela dei figli. I tre minori si trovano attualmente in una casa famiglia a Vasto dal novembre 2025, dopo l’allontanamento dalla madre, avvenuto il 6 marzo.

Nel documento depositato presso la Corte d’Appello dell’Aquila, Palladino contesta duramente l’operato dei genitori. A suo avviso, mentre le istituzioni avrebbero agito nel rispetto dei protocolli, la coppia avrebbe contribuito a rendere pubblica la vicenda giudiziaria, nonostante le richieste di tutela della privacy. La pubblicazione imminente del libro e la cessione dei diritti cinematografici vengono interpretate come una “trasformazione della vicenda in un prodotto commerciale”, in contrasto con l’interesse dei minori.

La tutrice respinge inoltre le accuse mosse dalla difesa dei genitori – rappresentata dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas – che parlano di possibili collusioni tra servizi sociali e struttura di accoglienza. Secondo Palladino, tali affermazioni sarebbero prive di fondamento e distoglierebbero l’attenzione dall’obiettivo principale: garantire ai bambini un ambiente stabile e sicuro.

Un altro punto critico riguarda la permanenza della madre nella casa famiglia, inizialmente consentita dai servizi sociali. Tale presenza, secondo la tutrice, sarebbe stata una concessione e non un diritto, e sarebbe stata utilizzata dalla madre in modo improprio, creando ostacoli nel rapporto tra i minori e le figure educative.

La questione educativa rappresenta un ulteriore nodo del contendere. I genitori avevano presentato un progetto di istruzione domiciliare, pratica legale in Italia, ma ritenuta in questo caso inadeguata. Palladino sostiene che l’homeschooling, nelle condizioni specifiche, contrasterebbe con le indicazioni degli specialisti e con la necessità di garantire ai minori socializzazione e integrazione scolastica.

Infine, la tutrice mette in discussione anche le consulenze presentate dalla difesa della coppia, giudicate inattendibili perché basate su materiali raccolti senza autorizzazione e senza un esame diretto dei bambini. Secondo Palladino, si tratterebbe di valutazioni “a distanza”, prive di validità scientifica e giuridica.

Lo scontro resta aperto e si sposta ora sul piano giudiziario, dove sarà la Corte a stabilire se accogliere o respingere la richiesta di ricongiungimento familiare avanzata dai genitori. Nel frattempo, il caso continua a sollevare interrogativi delicati sul confine tra diritto alla narrazione personale e tutela dei minori.

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