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LANCIANO. Si chiude dopo tredici anni una lunga battaglia legale per la morte di una donna di 59 anni, avvenuta nel 2013 dopo una coronarografia eseguita all’ospedale di Pescara. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Asl, confermando in via definitiva il risarcimento di circa un milione di euro a favore del marito e dei tre figli.
La donna, ricoverata il 24 gennaio, fu sottoposta all’esame il giorno successivo. Nelle ore successive accusò forti dolori alla gamba, ma – secondo le perizie – non furono eseguiti accertamenti adeguati né somministrata una profilassi antibiotica. La mattina dopo ebbe un malore e morì.
Le indagini medico-legali hanno individuato la causa del decesso in una grave infezione batterica collegata alla procedura e a carenze nelle condizioni di sterilità. Elemento centrale del processo è stato proprio il nesso causale tra l’esame e la morte, confermato da diverse consulenze tecniche.
Nel 2019 il tribunale aveva già riconosciuto la responsabilità della Asl, stabilendo il risarcimento per i familiari. La decisione è stata poi confermata in appello e ora definitivamente dalla Cassazione.
Con la sentenza finale si conclude anche il percorso giudiziario: per la famiglia resta il dolore, ma almeno si chiude una vicenda che per anni è rimasta aperta nelle aule dei tribunali.