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Una cerimonia nata per celebrare i valori educativi dello sport si è trasformata in un episodio destinato a far discutere. Durante la Festa provinciale dello Sport, promossa dal CONI e ospitata a Chieti, alcuni esponenti della Curva Volpi sono stati insigniti di un riconoscimento ufficiale per il loro presunto legame con la città e i colori neroverdi. Tra i premiati, tuttavia, figurano tifosi attualmente sottoposti a Daspo, con interdizioni che arrivano fino a nove anni.

A sollevare il caso è stato il quotidiano Il Centro, che ha parlato apertamente di una frattura tra i principi istituzionali proclamati e le scelte compiute, definendo l’episodio un vero e proprio “cortocircuito”.

La consegna delle targhe si è svolta negli spazi dell’Università d’Annunzio, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni locali e del delegato provinciale del Coni, Massimiliano Milozzi. In sala erano presenti anche numerosi studenti delle scuole, coinvolti come pubblico di una manifestazione pensata per trasmettere messaggi di legalità, rispetto e partecipazione.

A salire sul palco è stata una delegazione composta da sei persone, ma quattro di esse risultano oggi formalmente bandite da qualsiasi impianto sportivo, inclusi allenamenti e partite amichevoli. I Daspo, emessi dal questore, hanno validità nazionale ed europea e sono legati a episodi di violenza riconosciuti dalle autorità.

Tra i casi più gravi emerge quello di un tifoso sanzionato per aver lanciato un tubo di polietilene verso la curva dell’Avezzano, facendolo passare attraverso una grata a un’altezza potenzialmente letale. Un altro soggetto premiato è invece coinvolto in un’aggressione ai danni di sostenitori avversari, conclusasi con la rapina di una sciarpa a un uomo e al figlio minorenne, bloccati e minacciati in strada durante la notte.

Elementi che rendono ancora più controversa l’iniziativa, soprattutto se confrontati con il contenuto dell’invito ufficiale diffuso dal Coni, che presentava l’evento come un’occasione per valorizzare il “ruolo sociale dello sport” e ringraziare chi contribuisce a costruire comunità ed educazione.

Un messaggio che, alla luce dei fatti emersi, appare difficilmente conciliabile con le scelte operate durante la premiazione.

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